Crash: shock e urti nel ventunesimo secolo

matt
«It’s the sense of touch. In any real city you walk, you know? You brush past people, people bump into you. In L.A., nobody touches you. We’re always behind this metal and glass. I think we miss that touch so much, that we crash into each other just so we can feel something».

Crash – Contatto fisico, scritto e diretto da Paul Haggis nel 2004, riuscì nell’impresa di strappare l’Oscar come miglior film dalle mani del favorito I segreti di Brokeback Mountain, scatenando un’incredibile mole di polemiche. Polemiche fini a se stesse, in quanto Crash, pur non essendo esente da alcuni difetti strutturali, a conti fatti si presenta come un’ottima pellicola e come un ottimo ritratto della contemporaneità.

La scena di apertura propone sin da subito una serie di elementi che ricorreranno durante la visione del film. Il detective Waters (Don Cheadle) e la sua partner Ria (Jennifer Esposito) si scontrano con un’auto guidata da una donna di origine asiatiche, e mentre quest’ultima e Ria si insultano per l’accaduto, sfoggiando entrambe una serie di epiteti razzisti, il detective raggiunge a piedi una scena del crimine: un ragazzino è stato ucciso, e lui è chiamato a investigare.

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