Mommy: un rapporto particolare

2014. Il venticinquenne Xavier Dolan è già al suo quinto lungometraggio e possiede ormai una padronanza del linguaggio filmico tale da permettergli di osare di più sotto certi aspetti stilistici e narrativi, rispetto, ad esempio, a un film misurato come Tom à la ferme (2013).

In Mommy, con il quale il regista e sceneggiatore franco-canadese si è aggiudicato il prix du jury al festival di Cannes, viene messo in scena il dramma di una madre vedova di nome Diane, interpretata da Anne Dorval (collaboratrice frequente di Dolan), che si ritrova a dover crescere da sola il figlio Steve (Antoine Olivier Pilon) dopo essere stata costretta a prendersene carico dal centro di cura al quale era stato affidato dopo la morte del padre. Steve, infatti, viene allontanato dal centro in seguito a un episodio violento, da lui causato, durante il quale un ragazzo è rimasto gravemente ustionato.

Steve soffre di sindrome da deficit di attenzione e di iperattività e non è nuovo a comportamenti di questo tipo: nel corso della narrazione, Dolan ci mostra con efferato realismo alcuni di questi episodi violenti, che coinvolgono sia la madre sia la vicina di casa Kyla, interpretata da un’altra figura che ricorre spesso nei suoi film, Suzanne Clément.

Ma Mommy non è solo questo. Quello che è il vero asse portante del film di Dolan è il rapporto viscerale e quasi amoroso tra madre e figlio, intriso di momenti di spensieratezza e a volte di comicità, ma anche di forte tensione drammatica e gelosia. Un rapporto nel quale si inserisce un terzo elemento, quello di Kyla, un’insegnante che nella sua famiglia non riesce più a trovare libertà espressiva, anche a causa della balbuzie che l’ha colpita dopo un grave trauma e che le impedisce di lavorare.

Per quanto riguarda la rinnovata cifra stilistica menzionata in apertura, Dolan decide di utilizzare un formato particolare per girare il suo film, che permette di enfatizzare il ruolo di ogni singolo personaggio posto di fronte alla macchina da presa. Girato infatti in 1:1, è difficile trovare inquadrature in cui più di un personaggio riesce a trovare spazio sullo schermo. Solo in un particolare momento, Steve riesce effettivamente a liberarsi da questo formato, oltre che in una memorabile sequenza raffigurante una visione (che, in realtà, è piuttosto una speranza di un qualcosa che non può e non potrà mai realizzarsi) della madre.

Con una grande cura dei dialoghi e con l’utilizzo di sequenze che richiamano il videoclip e una certa serialità televisiva, oltre che attraverso gli elementi già citati, Mommy si presenta come un grande punto di arrivo per Xavier Dolan. Resta da vedere se anche il suo debutto con attori di lingua inglese, The Death and Life of John F. Donovan, riuscirà a mantenersi sul livello raggiunto, ma le premesse perché questo avvenga ci sono.

Daniele S.

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